
Decisiva la difesa dell’Avvocato Domenico Strangio del Foro di Milano: la Suprema Corte censura la precedente decisione e impone una nuova valutazione conforme ai principi di tutela della vita familiare.
Con l’ordinanza n. 13931/2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio di grande rilievo in materia di immigrazione: anche quando non opera il divieto assoluto di espulsione previsto dall’art. 19 del D.Lgs. n. 286/1998, il giudice è tenuto a verificare concretamente la natura e l’effettività dei legami familiari dello straniero presenti sul territorio nazionale.
La vicenda si è conclusa con un importante risultato processuale ottenuto grazie alla difesa dell’Avvocato Domenico Strangio, del Foro di Milano, con studio in Viale Abruzzi n. 13, Milano, che ha seguito la ricorrente nel giudizio di legittimità, ottenendo dalla Corte di Cassazione la cassazione del primo provvedimento e il rinvio ad altro magistrato del Giudice di Pace di Lodi.
Il caso
La vicenda trae origine dal decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Lodi nei confronti di una cittadina messicana, ritenuta irregolarmente presente sul territorio nazionale.
Nel corso del procedimento la ricorrente aveva dimostrato di convivere stabilmente con un cittadino colombiano regolarmente soggiornante in Italia. Successivamente la coppia aveva contratto matrimonio civile e presentato domanda di permesso di soggiorno per coesione familiare ai sensi dell’art. 30 del Testo Unico Immigrazione.
Nonostante tali elementi, il primo Giudice di Pace aveva rigettato il ricorso, ritenendo che il matrimonio con un cittadino straniero regolarmente soggiornante non costituisse motivo sufficiente per impedire l’espulsione.
Il ricorso in Cassazione
La difesa, affidata all’Avvocato Domenico Strangio, ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, evidenziando come il giudice di merito avesse completamente omesso di valutare un elemento decisivo: la stabile esistenza di un nucleo familiare ormai consolidato in Italia e la pendenza del procedimento amministrativo per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice non può limitarsi ad applicare automaticamente la normativa sull’espulsione, ma deve svolgere un esame concreto e approfondito della situazione personale e familiare dello straniero, in conformità all’art. 13, comma 2-bis, del Testo Unico Immigrazione, all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e alla giurisprudenza della Corte costituzionale.
Il giudizio di rinvio
In esecuzione dell’ordinanza della Corte di Cassazione, il procedimento è stato assegnato ad altro magistrato del Giudice di Pace di Lodi.
Il nuovo giudice, facendo applicazione del principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte, ha accertato l’effettività del rapporto familiare instaurato dalla ricorrente, il successivo matrimonio con il cittadino straniero regolarmente soggiornante e la richiesta del permesso di soggiorno per coesione familiare.
Alla luce di tali circostanze ha accolto il ricorso, annullando definitivamente il decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Lodi.




Un’importante conferma della giurisprudenza
La decisione conferma un orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione: il diritto alla vita familiare non può essere sacrificato attraverso automatismi amministrativi.
Anche quando il coniuge è cittadino extracomunitario regolarmente soggiornante e non italiano, il giudice deve verificare, caso per caso, la consistenza e l’effettività dei rapporti familiari, bilanciando il potere dello Stato di disporre l’espulsione con il diritto fondamentale all’unità familiare tutelato dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Un risultato di particolare rilievo
L’esito del procedimento rappresenta un significativo successo processuale ottenuto dall’Avvocato Domenico Strangio, del Foro di Milano, con studio in Viale Abruzzi n. 13, la cui attività difensiva ha consentito di ottenere prima la cassazione della decisione sfavorevole del Giudice di Pace e successivamente, nel giudizio di rinvio, l’annullamento definitivo del decreto di espulsione.
La vicenda dimostra come una difesa tecnica approfondita e fondata sulla più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione possa risultare determinante nella tutela dei diritti fondamentali dello straniero e, in particolare, del diritto alla vita familiare, imponendo un esame concreto della situazione personale e impedendo decisioni fondate su meri automatismi.


